Guida Completa 2026

Cos'è la Partita IVA:
tutto quello che devi sapere

Dalla definizione alla storia, dai regimi fiscali al passo-passo per aprirla: la guida di riferimento sulla Partita IVA italiana, con tabelle e dati aggiornati al 2026.

Aggiornato maggio 2026 · Lettura: ~12 minuti

Risposta diretta

La Partita IVA è un codice numerico a 11 cifre che identifica chiunque svolga un'attività economica in modo continuativo in Italia — obbligatoria per liberi professionisti, artigiani, commercianti e società. Secondo l'art. 35 del D.P.R. 633/1972, si ottiene gratuitamente dall'Agenzia delle Entrate e produce effetti immediati: dal giorno dell'attribuzione si possono già emettere fatture.

  • Apertura: gratuita, online con SPID/CIE in pochi minuti tramite l'Agenzia delle Entrate
  • Obbligo: scatta con la continuità dell'attività, non con una soglia minima di reddito
  • Regime più diffuso 2026: forfettario — aliquota flat 5% o 15%, esonero IVA, fino a €85.000 di ricavi
  • Contributi previdenziali: 26,23% del reddito (Gestione Separata INPS) per la maggior parte dei professionisti senza cassa
5,8M
Partite IVA attive in Italia (2024)
85.000
Soglia € per il regime forfettario 2026
€0
Costo di apertura all'Agenzia delle Entrate
11
Cifre del numero di Partita IVA

Come è strutturata la Partita IVA

Il numero di Partita IVA italiano è composto da 11 cifre numeriche, strutturate secondo un preciso schema definito dal D.P.R. 633/1972 (art. 35) e dalle successive istruzioni dell'Agenzia delle Entrate:

PosizioneCifreSignificatoEsempio
1–77 cifreNumero progressivo del contribuente1234567
8–103 cifreCodice dell'ufficio tributario di competenza (nelle nuove assegnazioni spesso "000")012
111 cifraCifra di controllo (calcolata con algoritmo di Luhn modificato)3

Per i soggetti non residenti che operano in Italia, la Partita IVA può avere un formato diverso e viene gestita tramite rappresentante fiscale o identificazione diretta. Il prefisso "IT" è utilizzato nelle transazioni intracomunitarie (es. IT12345670123) come identificativo IVA europeo.

Partita IVA vs Codice Fiscale: il Codice Fiscale (16 caratteri alfanumerici) identifica la persona fisica sin dalla nascita. La Partita IVA identifica il soggetto economico: quando una persona fisica apre una ditta individuale, usa sia il CF (come persona) che la P.IVA (come impresa). Le società hanno solo la Partita IVA, che coincide con il Codice Fiscale dell'ente.

La storia della Partita IVA in Italia

La Partita IVA italiana è figlia dell'armonizzazione fiscale europea degli anni Settanta. Ripercorriamo le tappe chiave che l'hanno portata alla forma attuale.

1972
Nascita dell'IVA e della Partita IVA
Il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 introduce l'Imposta sul Valore Aggiunto in Italia, in attuazione della Seconda Direttiva CEE n. 67/228. Nasce contestualmente il sistema di identificazione tramite numero di Partita IVA per tutti i soggetti esercenti attività d'impresa, arti o professioni.
1973
Prima emissione massiva
A partire dal 1° gennaio 1973 l'IVA entra in vigore e tutti i soggetti economici esistenti ricevono la propria Partita IVA. Si stima che siano stati attribuiti oltre 2 milioni di numeri nel primo anno.
1985–1997
Regime semplificato per piccole imprese
Vengono introdotte soglie di semplificazione contabile per i contribuenti minori: chi non supera determinati limiti di ricavi può tenere una contabilità semplificata, senza registri IVA complessi.
2008
Regime dei contribuenti minimi (Finanziaria 2008)
La Legge n. 244/2007 introduce il "regime dei contribuenti minimi": aliquota flat al 20%, esonero da IVA e IRAP per ricavi fino a €30.000. È il primo esperimento italiano di tassazione forfettaria sul lavoro autonomo.
2012
Nuovo regime dei minimi al 5%
Il D.L. 98/2011 restringe il regime ai soli "nuovi" contribuenti under 35 o nei primi 5 anni di attività, abbassando l'aliquota al 5%. Il vecchio regime viene trasformato in "regime di vantaggio".
2015
Nasce il Regime Forfettario (L. 190/2014)
La Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Bilancio 2015) istituisce il regime forfettario, sostituendo e unificando i regimi precedenti. Prevede aliquote differenziate per soglia di ricavi (da €15.000 a €40.000 secondo la categoria) e coefficienti di redditività per ATECO.
2019
Flat tax unificata a €65.000
La Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018) semplifica radicalmente il forfettario: un'unica soglia di €65.000 per tutte le categorie, aliquota 15% (o 5% per i primi 5 anni). Questa riforma fa crescere enormemente il numero di aderenti.
2022–2023
Fattura elettronica obbligatoria e soglia a €85.000
Dal luglio 2022 (e dal 1° gennaio 2024 per tutti) la fatturazione elettronica diventa obbligatoria anche per i forfettari. Parallelamente, la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) alza la soglia da €65.000 a €85.000 di ricavi.
2026
Stato attuale
Il regime forfettario con soglia €85.000 è confermato per il 2026. Oltre 2 milioni di partite IVA aderiscono al forfettario, rendendolo il regime più diffuso tra i lavoratori autonomi italiani.

Chi è obbligato ad aprire la Partita IVA

L'obbligo di Partita IVA scatta quando l'attività economica ha carattere di abitualità, intesa come continuità e sistematicità nel tempo — indipendentemente dall'importo dei compensi percepiti. Ecco le casistiche principali:

SoggettoObbligo P.IVANote
Libero professionista (consulente, designer, sviluppatore, avvocato...)ObbligatorioDall'inizio dell'attività continuativa
Artigiano o commercianteObbligatorio+ iscrizione alla Camera di Commercio e INPS Artigiani/Commercianti
Lavoratore autonomo occasionale con compensi ≤ €5.000/annoNon obbligatorioSi usa la ricevuta per prestazione occasionale; ma valuta l'abitualità
Lavoratore autonomo occasionale con compensi > €5.000/annoConsigliato / necessarioObbligo INPS Gestione Separata; spesso presunta abitualità
E-commerce ricorrente (vendita di prodotti)ObbligatorioL'attività commerciale continuativa richiede P.IVA e iscrizione CCIAA
Content creator / influencerDipendeSe ricavi pubblicitari/sponsorizzazioni sono continuativi, sì. Singola collaborazione: no
Dipendente con seconda attività autonomaDipendeSe la seconda attività è abituale, sì. Compatibile con forfettario se stipendio ≤ €30.000
Pensionato con attività professionaleDipendeSe l'attività è abituale, sì. Compatibile con forfettario se pensione ≤ €30.000 lordi
Studente con piccoli lavoretti saltuariNon obbligatorioPrestazioni occasionali ok; attenzione se l'attività diventa regolare

Attenzione all'abitualità: la legge italiana non fissa una soglia economica per l'obbligo di P.IVA. Il criterio è la sistematicità dell'attività. Due o tre clienti diversi con prestazioni ripetute nell'arco dell'anno sono già indici di abitualità per l'Agenzia delle Entrate.

Le forme giuridiche: che tipo di Partita IVA scegliere

Non esiste un'unica "Partita IVA": il termine copre diverse forme giuridiche con obblighi, costi e protezioni patrimoniali differenti. Ecco le principali opzioni per chi inizia:

Forma giuridicaSoggetti tipiciResponsabilitàCosto di costituzioneAdatta per
Libero professionista Avvocati, ingegneri, consulenti, designer, sviluppatori, formatori Illimitata (patrimonio personale) €0 Attività intellettuali e di servizio
Ditta individuale Artigiani, piccoli commercianti, estetiste, elettricisti Illimitata ~€150-300 (iscrizione CCIAA) Attività commerciali e artigianali
SRL (Società a r.l.) Imprese con più soci o con patrimonio rilevante Limitata al capitale sociale (min. €10.000) €1.500-3.000 (notaio + CCIAA) Redditi >€70.000 netti, protezione patrimoniale
SRLS (SRL Semplificata) Giovani imprenditori, startup Limitata (capitale min. €1) €300-500 (notaio gratuito per under 35) Avvio a basso costo con protezione patrimoniale
Società di persone (SNC/SAS) Attività con più soci attivi Illimitata (SNC) / mista (SAS) ~€500-1.000 Partnership professionali o artigianali

Per la grande maggioranza dei nuovi lavoratori autonomi la scelta ricade tra libero professionista (se si svolge un'attività intellettuale) e ditta individuale (se si svolge un'attività commerciale o artigianale). Entrambe possono accedere al regime forfettario, hanno zero costi di apertura (esclusa CCIAA per la ditta) e massima semplicità fiscale.

I regimi fiscali a confronto: forfettario, semplificato, ordinario

Scegliere il regime fiscale corretto è la decisione più importante al momento dell'apertura. I tre regimi principali si differenziano per soglie, tassazione, IVA e obblighi contabili:

RegimeSoglia ricaviImposta sui redditiIVASpese deducibiliContabilità
Forfettario
L. 190/2014
≤ €85.000 5% o 15% flat Non si applica No (forfettaria per ATECO) Minima (conservazione documenti)
Semplificato
D.P.R. 633/1972
≤ €500.000 (servizi)
≤ €800.000 (beni)
IRPEF 23–43% Si applica e si versa Sì, al 100% Semplificata (registri IVA, libro cassa)
Ordinario Nessun limite IRPEF 23–43% / IRES 24% Si applica e si versa Sì, al 100% Ordinaria (libro giornale, mastro, inventario)

Quando il forfettario è la scelta giusta

Il regime forfettario è vantaggioso quando:

Quando il forfettario potrebbe non convenire

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Contributi previdenziali: le gestioni INPS e le casse professionali

Aprire la Partita IVA significa anche scegliere a quale ente versare i contributi previdenziali. La scelta non è libera: dipende dall'attività svolta.

GestioneChi riguardaAliquota / ContributoBase di calcolo
Gestione Separata INPS Freelance e professionisti senza cassa obbligatoria (sviluppatori, consulenti, designer, formatori, traduttori…) 26,23% del reddito imponibile Reddito netto (fatturato × coeff. ATECO)
INPS Artigiani Artigiani iscritti all'Albo Artigiani Contributo fisso (~€4.500/anno) + 24% sul reddito eccedente la soglia minima (€18.415 nel 2026) Reddito netto d'impresa
INPS Commercianti Commercianti al dettaglio, ambulanti, e-commerce Contributo fisso (~€4.600/anno) + 24,48% sul reddito eccedente Reddito netto d'impresa
Cassa Forense Avvocati iscritti all'Ordine ~15% soggettivo + 4% integrativo Reddito professionale netto
ENPAM Medici e odontoiatri ~19,5% (quota B) Reddito professionale netto
Inarcassa Ingegneri e Architetti ~14,5% soggettivo + 4% integrativo Reddito professionale netto
CNPADC Dottori Commercialisti ~12% soggettivo + 2% integrativo Reddito professionale netto

In tutti i casi, i contributi previdenziali versati nell'anno sono interamente deducibili dal reddito imponibile prima di calcolare l'imposta sostitutiva forfettaria. Questo riduce la base imponibile e quindi l'imposta effettiva.

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Il Codice ATECO: cos'è e perché è importante

Il codice ATECO (Attività ECOnomiche) è un sistema di classificazione delle attività economiche usato da ISTAT e Agenzia delle Entrate. È composto da lettere e cifre (es. 62.01.00 = Produzione di software) e identifica con precisione l'attività svolta.

Nel regime forfettario, il codice ATECO determina il coefficiente di redditività, cioè la percentuale del fatturato considerata come reddito imponibile. La scelta del codice corretto impatta direttamente sul carico fiscale:

Gruppo ATECOCodiciCoeff.Professioni tipiche
Costruzioni e attività immobiliari41–43, 6886%Costruttori, agenti immobiliari, geometri
Professioni tecniche, scientifiche, finanza, istruzione64–66, 69–75, 85–8878%Avvocati, ingegneri, consulenti, commercialisti, medici, psicologi, formatori
Altre attività (ICT, servizi, manifattura, trasporti)62, 63, 74, 77–82, 90–9967%Sviluppatori, designer, fotografi, traduttori, artigiani, content creator
Intermediari del commercio46.1x62%Agenti di commercio, rappresentanti
Commercio ambulante non alimentare47.8x54%Vendita ambulante di abbigliamento, oggettistica
Commercio, ristorazione, alloggio, alimentari45–47, 55–5640%Negozi al dettaglio, bar, ristoranti, B&B, alimentari

Come sceglierlo: cerca il tuo settore sul sito ISTAT (ateco.istat.it) o chiedi consiglio a un commercialista. Puoi avere più codici ATECO sulla stessa P.IVA, ma nel forfettario conta solo quello dell'attività prevalente (quella con i ricavi maggiori). Il coefficiente scelto cambia significativamente l'imposta: con lo stesso fatturato, passare da 78% a 67% può significare centinaia di euro in meno di tasse. Verifica l'impatto sul tuo netto con il calcolatore →

Dipendente vs Partita IVA forfettaria: le differenze principali

Una delle domande più frequenti: conviene restare dipendente o aprire la Partita IVA? La risposta dipende dal contesto, ma ecco un confronto oggettivo:

AspettoLavoratore dipendentePartita IVA forfettaria
Tassazione sul redditoIRPEF progressiva 23–43%5% o 15% flat
Contributi previdenziali9,19% a carico del lavoratore (il resto lo versa il datore)26,23% a tuo carico intero (Gestione Separata)
Ferie e malattia retribuitaGarantiteNon garantite
Tredicesima / TFRNo
Detrazioni IRPEF (mutuo, mediche…)ApplicabiliNon applicabili
Flessibilità di lavoroBassaAlta
Rischio economicoBassoPiù alto
Crescita del redditoLegata a contratto / anzianitàLegata alla tua capacità commerciale
BurocraziaNessunaDichiarazione, contributi, fatturazione
Netto stimato su €40.000 (RAL / fatturato) Stime indicative, variano per ATECO e detrazioni~€25.500–27.500~€27.500–30.000 (varia per coeff. ATECO)

Il vantaggio fiscale della P.IVA forfettaria (aliquota flat bassa) è reale, ma va bilanciato con l'assenza di tutele del lavoro dipendente e l'onere dei contributi INPS interamente a proprio carico.

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Come aprire la Partita IVA: guida passo dopo passo

Aprire la Partita IVA in Italia è un processo semplice e gratuito se si segue la procedura corretta. Ecco i passaggi fondamentali:

  1. Scegli il Codice ATECO

    Identifica il codice che descrive meglio la tua attività principale. Puoi consultare il classificatore ISTAT su ateco.istat.it. Il codice ATECO determinerà il coefficiente di redditività nel regime forfettario, quindi sceglilo con cura.

  2. Scegli la forma giuridica e il regime fiscale

    Per la maggior parte dei nuovi autonomi: libero professionista (attività intellettuali) o ditta individuale (attività commerciali/artigianali), in regime forfettario se si prevede un fatturato sotto €85.000.

  3. Compila e invia il Modello AA9/12

    Il modello di inizio attività per persone fisiche è l'AA9/12. Puoi inviarlo online tramite il portale dell'Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS) oppure recarti fisicamente allo sportello. Non è richiesto alcun pagamento.

  4. Ricevi il numero di Partita IVA

    Se procedi online, la P.IVA viene attribuita immediatamente. Allo sportello, tipicamente nell'arco della stessa giornata. Dal momento dell'attribuzione puoi già emettere fatture.

  5. Iscriviti alla gestione previdenziale

    Entro 30 giorni dall'inizio attività devi iscriverti all'INPS (Gestione Separata se sei professionista, Artigiani/Commercianti se sei imprenditore) o alla tua cassa professionale. L'iscrizione avviene online tramite il portale INPS.

  6. Iscrizione alla Camera di Commercio (solo per imprese)

    Se hai aperto una ditta individuale (non libero professionista), devi iscriverti al Registro delle Imprese presso la CCIAA competente tramite la Comunicazione Unica. Costo: ~€100–200/anno.

  7. Attiva la fatturazione elettronica

    Dal 1° gennaio 2024 tutti i titolari di P.IVA (inclusi i forfettari) devono emettere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell'Agenzia delle Entrate. Attiva un account su Fatture e Corrispettivi o usa un software di fatturazione (molti gratuiti per forfettari).

Costi di apertura e gestione annuale della Partita IVA

Una delle domande più comuni: quanto costa davvero avere una Partita IVA? Ecco un quadro realistico per un forfettario:

Voce di costoUna tantumAnnualeNote
Apertura P.IVA (Agenzia delle Entrate)€0Completamente gratuita
Commercialista per apertura (opzionale)€200–500Consigliato per evitare errori su ATECO e regime
Gestione annuale commercialista€500–2.000Include dichiarazione, consulenza, F24. Forfettari: generalmente €600–1.200/anno
Software fatturazione elettronica€0–200Aruba, Fatture in Cloud, Fiscozen (base gratuito per forfettari)
Camera di Commercio (solo imprese)€100–200Non dovuta per liberi professionisti
Contributi INPS Gestione Separata26,23% del redditoEs. €40.000 fatturato × 78% × 26,23% = ~€8.200
Imposta sostitutiva (regime forfettario)5% o 15% del reddito imponibileDopo deduzione contributi INPS
Imposta di bollo virtuale fatture€2 per fattura > €77,47Versata trimestralmente in modo virtuale

Stima totale per un consulente con €40.000 di fatturato (coeff. 78%, Gestione Separata): contributi INPS ~€8.200 + imposta sostitutiva ~€3.500 + commercialista ~€900 = circa €12.600/anno di uscite obbligatorie. Netto stimato: ~€27.400 (69% del fatturato). Calcola il tuo caso specifico →

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Domande frequenti sulla Partita IVA

Cos'è la Partita IVA?
La Partita IVA è un codice identificativo a 11 cifre attribuito dall'Agenzia delle Entrate a chiunque svolga un'attività economica in modo abituale e autonomo in Italia. Identifica il soggetto ai fini dell'Imposta sul Valore Aggiunto e delle imposte dirette. È obbligatoria per liberi professionisti, artigiani, commercianti e società, dall'inizio dell'attività continuativa.
Quando è obbligatorio aprire la Partita IVA?
È obbligatorio aprire la P.IVA quando si svolge un'attività economica con carattere di abitualità e continuità nel tempo, indipendentemente dall'importo dei compensi. Già dalla seconda o terza prestazione verso clienti diversi nell'arco dell'anno si presume l'abitualità. Per le prestazioni occasionali (una tantum, non ripetute) la P.IVA non è necessaria, ma oltre €5.000/anno scatta l'obbligo INPS.
Qual è la differenza tra Partita IVA e Codice Fiscale?
Il Codice Fiscale (16 caratteri alfanumerici) identifica la persona fisica dalla nascita a fini anagrafici e fiscali. La Partita IVA (11 cifre numeriche) identifica il soggetto economico che esercita un'attività. Una persona fisica con ditta individuale ha sia il CF che la P.IVA. Le società hanno solo la P.IVA (che coincide con il Codice Fiscale societario).
Quanto costa aprire una Partita IVA?
Aprire la Partita IVA all'Agenzia delle Entrate è completamente gratuito. I costi eventuali riguardano il supporto professionale (€200–500 per un commercialista) e, per le ditte individuali, l'iscrizione alla Camera di Commercio (~€100–200/anno). Il regime forfettario non prevede versamento di IVA né IRAP, il che riduce ulteriormente il carico iniziale.
Quanto tempo ci vuole per aprire la Partita IVA?
Procedendo online tramite il portale dell'Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), la P.IVA viene attribuita immediatamente all'invio del Modello AA9/12. Allo sportello fisico si ottiene in pochi minuti. Dal momento dell'attribuzione si può già emettere fattura. L'iscrizione all'INPS deve avvenire entro 30 giorni dall'inizio attività.
Posso aprire la Partita IVA senza un commercialista?
Sì, è tecnicamente possibile. La parte più delicata non è l'apertura in sé, ma la scelta del codice ATECO, del regime fiscale e della gestione previdenziale corretta. Un errore nella scelta del codice ATECO può influire sul coefficiente di redditività e quindi sulle tasse. Per il forfettario, la semplicità fiscale rende la gestione autonoma fattibile, ma un consulente iniziale è consigliabile per evitare errori costosi.
Partita IVA e lavoro dipendente sono compatibili?
Sì, si può avere una P.IVA pur lavorando come dipendente. Nel regime forfettario il vincolo è che il reddito da lavoro dipendente (inclusa pensione) non superi €30.000 lordi annui nell'anno precedente. Se superi questa soglia, puoi comunque avere una P.IVA ma in regime ordinario o semplificato, con tassazione IRPEF ordinaria.
Posso avere più codici ATECO sulla stessa Partita IVA?
Sì, è possibile aggiungere più codici ATECO. Nel regime forfettario si applica però un unico coefficiente di redditività, quello dell'attività prevalente (quella con i ricavi maggiori nell'anno). Se svolgi attività con coefficienti molto diversi, la scelta del codice prevalente impatta significativamente sull'imposta. Puoi comunicare variazioni dei codici ATECO tramite modello AA9/12 di variazione dati.
Come funziona l'IVA con la Partita IVA forfettaria?
Nel regime forfettario l'IVA non si applica: le fatture non includono IVA, non si versa IVA allo Stato e non si presenta la dichiarazione IVA annuale. In fattura va indicata l'apposita dicitura di esonero (art. 1, commi 54–89, L. 190/2014). Questo semplifica la gestione, ma significa anche non poter detrarre l'IVA sugli acquisti.
Qual è la differenza tra ditta individuale e libero professionista?
Il libero professionista svolge un'attività intellettuale in autonomia (avvocato, ingegnere, designer, sviluppatore) e non è obbligato all'iscrizione alla Camera di Commercio. La ditta individuale svolge un'attività commerciale, artigianale o industriale ed è obbligata all'iscrizione al Registro delle Imprese. Dal punto di vista fiscale entrambe accedono al forfettario, ma le gestioni previdenziali differiscono: Gestione Separata o cassa professionale per il professionista, INPS Artigiani/Commercianti per l'imprenditore.
Si può chiudere la Partita IVA in qualsiasi momento?
Sì, la cessazione dell'attività si comunica all'Agenzia delle Entrate compilando il Modello AA9/12 (campo "cessazione") entro 30 giorni dalla fine dell'attività. Bisogna poi disdire l'iscrizione INPS e, se applicabile, alla Camera di Commercio. Le dichiarazioni fiscali relative all'anno di cessazione vanno comunque presentate nei termini ordinari. Non ci sono costi per la chiusura.
Quando conviene trasformare la Partita IVA individuale in SRL?
Il passaggio a SRL diventa generalmente conveniente sopra i €70.000–80.000 di reddito netto annuo, quando l'aliquota IRES (24%) + tassazione sulla distribuzione dei dividendi (26%) può diventare più vantaggiosa dell'aliquota marginale IRPEF (43%). Anche la separazione del patrimonio personale da quello aziendale è un fattore rilevante. Sotto queste soglie, i costi fissi della SRL (contabilità ordinaria, notaio, compenso amministratore) rendono quasi sempre il forfettario più conveniente.
Cosa succede se lavoro senza Partita IVA (lavoro in nero)?
Esercitare un'attività economica abituale senza P.IVA costituisce evasione fiscale e previdenziale. Le sanzioni includono: recupero delle imposte evase con interessi, sanzione dal 120% al 240% dell'imposta evasa per omessa dichiarazione, sanzioni INPS per mancato versamento dei contributi, e nei casi più gravi rilevanza penale (art. 5 D.Lgs. 74/2000). In caso di regolarizzazione spontanea prima di accertamenti, si possono applicare sanzioni ridotte tramite ravvedimento operoso.
Cos'è il VIES e quando serve?
Il VIES (VAT Information Exchange System) è il registro europeo dei soggetti IVA. Se emetti fatture a clienti business di altri Paesi UE (B2B), devi iscriverti al VIES tramite l'Agenzia delle Entrate. La fattura andrà emessa senza IVA italiana (il cliente la gestisce con il meccanismo del reverse charge). Anche i forfettari devono iscriversi al VIES per fatturare a soggetti passivi UE.
Posso emettere ricevuta senza Partita IVA?
Sì, ma solo per prestazioni occasionali non abituali: si emette una "ricevuta per prestazione occasionale" con ritenuta d'acconto del 20% (se il committente è soggetto IVA). Non c'è obbligo di P.IVA per singole prestazioni non ripetitive. Tuttavia, al superamento di €5.000 di compensi occasionali in un anno solare, scatta l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS anche senza P.IVA. Oltre questa soglia o in presenza di abitualità, l'apertura della P.IVA diventa necessaria.
Qual è il regime fiscale più conveniente per aprire una Partita IVA nel 2026?
Per la grande maggioranza dei nuovi lavoratori autonomi con ricavi sotto €85.000, il regime forfettario è il più conveniente nel 2026: aliquota flat 5% o 15%, no IVA, no IRAP, contabilità minima. Può non convenire se hai spese professionali molto elevate (non deducibili nel forfettario), detrazioni IRPEF rilevanti (mutuo, spese mediche) o se prevedi di superare presto la soglia. Per calcolare il tuo netto reale, usa il nostro calcolatore gratuito.

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